Bio, ovvero biochimica di un’esistenza, ovvero ricerca forzata e reiterata di quell’alchimia che rende conseguenti eventi e occasioni che fanno di una vita, in questo caso la mia vita, una cosa unica e raccontabile.
L’alchimia che rappresenta, come sintesi e sintassi, il mio passato e probabilmente il mio futuro, è indiscutibilmente rappresentata dal verde.
Un colore che passa dalla sfumatura marcia del quasi marrone a quella elettrica del 375C, una tinta che si adatta semioticamente alle più disparate esigenze, siano esse psicologiche, fisiologiche, o semplicemente umorali.
Camaleontico come il mio carattere al tempo metereologico, il verde riesce ad adattarsi e ad uniformarsi a qualsiasi impegno.
Per esempio, se un giorno un blu 2728 dovesse invitarlo a cena, lui non si perderebbe d’animo e non si rattristerebbe al pensiero di stonare, ma piuttosto mostrerebbe ai tavoli del ristorante un magnifico completo verde acido.
Nasco ventinove anni fa in un verde martedì di aprile. Da quel giorno il colore dell’erba è divenuto l’elemento che ha sempre contraddistinto le mie azioni, il mio pensiero e la mia maniera di fare.
Verde, il colore che ho sempre odiato e che riempie i miei armadi e il mio inverno.
Timido come pochi, altezzoso per alcuni, sono alla continua ricerca di: Reale credo politico, reale credo, playlist ufficiale del mio Zappod, il nome giusto da dare al cane (oggi ce l’ho e si chiama Zoe), una majorette 1:87 scomparsa nel 1986, il perchè Londra mi risulti così magnetica, Il perchè di “wish you were here”.
Oggi vivo in compagnia di fidati compari e felice di potermi esprimere.
Un grazie a loro, a chi ci crede e a chi ha il piacere di condividere emozioni, gusti e opinioni.